L’albero di Natale è uno dei simboli più diffusi e riconoscibili delle festività natalizie. Presente nelle abitazioni, negli spazi pubblici e nelle piazze, esso racchiude significati religiosi, culturali e simbolici che affondano le radici nella storia europea. Anche il momento in cui viene smontato non è casuale, ma legato a tradizioni consolidate nel tempo.
Quando si dovrebbe smontare l’albero di Natale
Secondo la tradizione cristiana più diffusa, l’albero di Natale dovrebbe essere smontato dopo il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, che celebra la manifestazione di Gesù ai Re Magi e conclude ufficialmente il periodo natalizio. In molte famiglie italiane, l’albero e il presepe vengono mantenuti fino a questa data, in linea con il detto popolare: “L’Epifania tutte le feste porta via”.
Smontare l’albero prima del 6 gennaio è una scelta legata principalmente a esigenze pratiche o personali, ma dal punto di vista tradizionale il periodo natalizio rimane pienamente vivo fino all’Epifania.
L’usanza di smontare l’albero alla Candelora
In alcune tradizioni più antiche, soprattutto in ambito liturgico e in alcune regioni europee, l’albero di Natale viene lasciato esposto fino al 2 febbraio, giorno della Candelora. Questa ricorrenza cristiana celebra la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione della Vergine Maria, quaranta giorni dopo la nascita di Cristo, secondo la legge ebraica.
Il nome “Candelora” deriva dal rito della benedizione delle candele, simbolo di Cristo come luce che illumina il mondo. Dal punto di vista del calendario liturgico tradizionale, la Candelora rappresenta la vera conclusione del tempo natalizio, motivo per cui alcune famiglie scelgono di smontare l’albero solo dopo questa data.
Accanto al significato religioso, la Candelora è legata anche alla tradizione popolare e contadina. Un noto proverbio recita:
“Per la santa Candelora, se nevica o se plora, dell’inverno siamo fora; ma se è sole o solicello, siamo ancora a mezzo inverno.”
Questo detto riflette l’antico legame tra festività religiose e osservazione dei cicli naturali.
La storia dell’albero di Natale
Le origini dell’albero di Natale sono anteriori al Cristianesimo. Le popolazioni pagane dell’Europa settentrionale decoravano alberi sempreverdi durante il solstizio d’inverno come simbolo di vita, fertilità e rinascita. L’abete, che rimane verde anche nei mesi più freddi, rappresentava la continuità della vita nonostante il buio e il freddo.
Con la diffusione del Cristianesimo, queste tradizioni vennero progressivamente reinterpretate. Tra il XVI e il XVII secolo, soprattutto in Germania, l’albero sempreverde iniziò a essere associato alla nascita di Cristo. Da lì l’usanza si diffuse nel resto d’Europa e, successivamente, nel mondo.
In Italia, l’albero di Natale si affermò in modo significativo solo nel XX secolo, affiancando il presepe, che resta il simbolo natalizio tradizionale per eccellenza. Oggi i due elementi convivono, rappresentando rispettivamente la dimensione familiare e quella spirituale del Natale.
Un gesto simbolico di chiusura delle festività
Smontare l’albero di Natale non è soltanto un’operazione pratica, ma un gesto simbolico che segna il ritorno alla quotidianità dopo il periodo festivo. Che si scelga di farlo all’Epifania o alla Candelora, il rispetto delle tradizioni rappresenta un modo per mantenere vivo il legame con la storia, la cultura e il significato profondo delle festività natalizie.
L’albero di Natale, anche quando viene riposto, continua a lasciare un segno: quello di un tempo dedicato alla luce, alla condivisione e alla speranza che accompagna l’inizio di un nuovo anno.

